“L’incaricato alla vendita non è un lavoro”. Questa è una frase che in varie forme si sente spesso dire chi fa l’incaricato alla vendita. Le varianti sono diverse e includono gli sguardi compassionevoli o scettici di chi “compatisce” questa scelta come il ripiego di una carriera fallita o il “giochino” della casalinga annoiata.
Ma credo che spesso le frasi fatte parlino di più di chi le dice che di cosa dicono perché spesso nascono dalla non-conoscenza sul tema, da pregiudizi arrivati da chissà dove o magari anche da un dubbio un po’ “geloso” che forse era una cosa anche per noi.
Vorrei iniziare dunque una serie di articoli su quello che è’ il mio lavoro analizzando questa frase per introdurre subito alcune importanti considerazioni.
Partiamo dalla mera definizione di vocabolario di cosa sia un lavoro.
Secondo il vocabolario Treccani: lavóro s. m. [der. di lavorare]. – 1. a. In senso lato, qualsiasi esplicazione di energia (umana, animale, meccanica) volta a un fine determinato. b. Più comunem., l’applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo rivolta direttamente e coscientemente alla produzione di un bene, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale.
Prendiamo il punto b. che è il significato più stretto che ci interessa in questa sede e sezioniamo quello che dice.
Si parla anzitutto di “applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo”… dunque si fa riferimento a “qualcosa” che richiede l’uso del corpo o dell’intelligenza. Qualcosa che mette in campo delle capacità personali. A vostra opinione formarsi su un determinato settore e acquisire competenze su un certo numero di prodotti, piuttosto che studiare strategie per sviluppare la propria attività e mercato, o ancora saper usare una qualche piattaforma web per gestire dati, ecc. può essere qualcosa che richiede l’utilizzo di capacità personali? A mio giudizio sì! E le cose che vi ho elencato (tra l’altro solo parte di quello che effettivamente fa un incaricato alla vendita) non sono forse altrettanto parte di altri tipi di LAVORI, universalmente ritenuti tali? Tralasciamo anche la mera figura del venditore, agente o comunque commerciale in qualsiasi altro settore che è effettivamente quello più vicino al nostro IVD (i.e incaricato alla vendita diretta), un qualsiasi negoziante fa queste stesse attività, ma anche un impiegato ne copre a seconda del settore alcuni, ma anche qualsiasi libero professionista e consulente tra cui i miei “vecchi” colleghi ingegneri.
Torniamo alla definizione sopra: “rivolta direttamente e coscientemente”. Ho voluto separarla dal resto per sottolineare che non stiamo parlando di un qualcosa che capita di fare…
Vi può capitare di consigliare un prodotto che state usando ad un amico ma non lo considerate un lavoro ovviamente. Viceversa se lo consigliate in modo diretto e cosciente questo diventa un lavoro perché è un’attività pianificata. E la pianificazione ha la funzione di: “alla produzione di un bene, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale.”
Eccoci al dunque! Produzione di una ricchezza! Estrapoliamo questa parte perché credo che spesso il perno su cui ruotano le critiche siano come spesso succede i soldi!
L’IVD non è un lavoro secondo molti perché non si guadagna o non si guadagna abbastanza.
La prima cosa che ci chiedo ma cos’è “abbastanza” secondo voi? Uno stipendio che vi permette di pagare affitto, auto, spese alimentari, ecc.?
Uno stipendio che vi permette di acquistare auto di lusso, ville private, ecc,? Uno stipendio che si aggiunge al vostro principale e che vi permette di aggiungere qualche vacanza alle vostre spese annuali o che vi dà respiro nel pagare le bollette?
Tutte le risposte sono giuste! Per ciascuno l’ “abbastanza” è una misura personale.
Come una misura personale è il tempo che si decide di dedicare a fare l’IVD. Per me è stato un processo graduale che mi ha portato da affiancarlo alla mia attività a farlo diventare la mia unica professione con uno stipendio attuale in linea con quello che secondo i dati ufficiali è quello di un dirigente. E quello che trovo più interessante è che l’asticella si alza da sola ormai per effetto di un volano di collaboratori che fanno parte del mio gruppo.
Ma forse, tolti gli aspetti venali, c’è ancora una cosa che fa dire “non è un lavoro” e che non viene citato nella definizione: il fattore tempo e luogo. Perché quando pensiamo ad un lavoro pensiamo
ad un ufficio, ad un computer, ad un telefono ma soprattutto ad una sede fisica dove recarci in determinati giorni e orari per poter svolgere questo lavoro. Anche il libero professionista (che in verità dopo averlo fatto per anni ancora mi chiedo perché si chiami “libero”) ha una sede, un computer e un telefono di solito, ed è disponibile in determinati giorni e orari per rispondere ai clienti. Sempre di più in questi anni la sede è una stanza di casa perché ormai gli affitti degli uffici sono insostenibili ma una sede c’è. E su questo punto molti professionisti possono oggi aggiungere che ormai non c’è limite a giorni e orari, in parte per il fatto stesso che la sede sia in casa, in parte per il concetto di smart working, in parte per una cattiva pratica di invadenza del lavoro nei tempi di vita personale. In cosa differisce o manca dunque l’IVD da un “lavoro” su questi temi?
Su entrambi i punti l’IVD ha totale autonomia!
La sede di lavoro si riassume in uno smartphone, ovvero in un telefono mobile che come dice la parola è mobile e vi segue e non richiede strettamente dunque di avere un luogo dove lavorare. Certo, un portatile può far comodo, una stanza tranquilla dove telefonare, programmare ecc. anche ma non sono essenziali e se decidete di telefonare stando seduti a bordo piscina in costume da bagno, a meno che non siate in video chiamata, il valore percepito dall’altra parte della cornetta sarà lo stesso che se foste seduti ad una scrivania!
E il tempo? Il tempo e gli orari sono altrettanto quasi totalmente autonomi! Dico quasi perché naturalmente potrebbe essere controproducente provare a richiamare un contatto alle tre di notte per presentare le novità dell’azienda ma potrete comunque decidere che di farlo un’ora prima che il bambino esca da scuola o domani se oggi volete fare insieme con lui una gita e magari riservare la sera davanti alla tv per quelle attività di semplice inserimento dati che non richiedono attenzione particolare.
Ecco… nello stipendio dovrebbe essere aggiunto secondo me un “plus” a questo concetto! Perché oggi il tempo è un valore prezioso e ha la caratteristica di non essere né spendibile né acquistabile ma solo utilizzabile! Per me questo è un valore altissimo che si aggiunge al valore economico puramente in denaro. Mi ha permesso di riappropriami di spazi e interessi, di occuparmi dei miei cari e dei miei animali h24 quando ne avevano bisogno, mi lascia un senso di libertà a cui non potrei rinunciare senza pesarmi emotivamente!
E tenete conto che l’IDV che lavora bene si costruisce una rendita passiva e riesce quindi ad avere da una parte la tranquillità di un’entrata continuativa (chiedete ad un libero professionista quanto vale questo!) a copertura di eventuali giorni/momenti in cui debba staccare per qualche ragione. Dunque… qualcuno starà pensando… vi suggerisco tutti di mollare quello che fate e diventare IDV? Certamente no! Anzitutto servono tutti i lavori e soprattutto non è un lavoro per tutti! Alcune persone preferiscono doversi spostare in un ufficio per lavorare, avere un orario da rispettare, delle mansioni assegnate giorno per giorno, ecc. Ho massimo rispetto per loro! Sono fondamentali anche per la mia vita! E come io mi troverei male e sarei insoddisfatta a fare il loro lavoro, loro si troverebbero male e sarebbero insoddisfatti di fare il mio!
Se però leggendo le mie parole, qualcosa vi è risuonato… Se è una cosa a cui avevate pensato ma non ci credete del tutto… Se “perché non provare?” è quello che state pensando in questo momento, passate all’azione! Il peggio che può succedere è scoprire che non vi piace essere un IDV!
Ma il meglio è tutto da scoprire! E tutto nelle vostre mani!