Una delle classificazioni talvolta osservate nel mondo pet food riguarda la distinzione tra prodotti completi e prodotti complementari.
Spesso infatti l’attenzione si concentra a cosa riporta la categorizzazione dell’alimento senza tenere conto tuttavia di una gamma ben più articolata di fattori.
Alimento completo e alimento complementare differiscono a seconda della loro rispondenza ai criteri stabiliti da FEDIAF (Federazione Europea dell’Industria degli Alimenti per Animali da
Compagnia), una federazione che riunisce associazioni di categoria e multinazionali del pet food.

Le linee guida sui nutrienti e sulle caratteristiche che gli alimenti definiti da FEDIAF rispecchiano in pratica l’approccio e le esigenze dell’industria intensiva del pet food ma non costituiscono un
riferimento normativo e indipendente.
In questo senso la classificazione ad esempio a mangime complementare di molti prodotti non costituisce una valutazione sulla qualità del mangime. Ciò che viene “garantito” da questa definizione è che l’alimento conterrà alcuni nutrienti in un riferimento minimo considerato opportuno per un generico animale specie cane o gatto. Nulla però viene detto sull’origine e le caratteristiche di questo nutriente.

Diverso infatti è il vero apporto che può dare un nutriente costituito da un additivo chimico che potrà naturalmente avere un riferimento numerico preciso e standardizzato ma con una biodisponibilità spesso non in grado di soddisfare la necessità effettiva dell’organismo che lo assume e che non riesce a processarlo nel proprio metabolismo.
Molto più interessante sarebbe invece conoscere la vera qualità degli ingredienti che quando provengono da fonti naturali possono oscillare nei singoli parametri per stagionalità, terreno, ecc. ma risultano realmente biodisponibili soprattutto in virtù anche di adeguati processi di lavorazione che li preservano.

La definizione di completo inoltre si riferisce ad indicatori standardizzati che fotografano un’esigenza nutrizionale media, dove non viene tenuta in considerazione la variabilità individuale e temporale legata a fasi della vita, a stili di vita e alla soggettività del singolo per cui ciò che può risultare oggi e per me “completo” può non esserlo per altri o per me in un altro momento.
I dati che sono nella composizione analitica raccontano insomma poco dei benefici che un prodotto può dare alla salute e al benessere del proprio animale e tagliano troppo facilmente fuori ciò che per la sua naturalità è intrinsecamente più variabile e soggetto a stagionalità, condizioni climatiche, di raccolta e lavorazione, ecc.

Quando quindi ci chiediamo se un prodotto, un alimento sia o meno completo, dovremmo in verità spostare l’attenzione più sull’alimentazione in senso allargato, inserita anche in tutto il resto del contesto di vita del singolo soggetto.

Non è cioè l’alimento che può essere completo ma l’alimentazione grazie alla sua varietà, alla sua biodisponibilità, alla capacità del singolo soggetto di assimilare i nutrienti.
Questo è l’impegno di un approccio naturale e olistico all’alimentazione, questo è quello che vorremmo fosse il punto di partenza di qualsiasi confronto e questo è quello che poi ritroveremo nella salute e nella vitalità di un animale non alimentato da una composizione analitica sulla carta completa ma nutrito realmente da cibo vitale.

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